domenica 27 luglio 2014

Impresa e imprenditore non sono la stessa cosa.

Si dice spesso che l'Italia sia diventata una grande potenza economica grazie alle sue piccole e medie imprese.
Sicuramente il tessuto economico italiano è estremamente peculiare così come unici, determinati e talentuosi sono gli imprenditori italiani.

Che l'enorme peso della piccola e piccolissima impresa sia stato un fattore di successo non è nostro compito stabilirlo.
Anche perchè è un giudizio arduo basato su molte ipotesi e fattori arbitrari di cui non avremo mai un riscontro effettivo di tipo scientifico.

Sta di fatto che è invece oggettivo quanto spesso l'imprenditore italiano confonda se stesso con la sua impresa.
Non abbiamo indagini statistiche che paragonino la media italiana con la media di altre nazioni occidentali su questo argomento, ma la nostra ultradecennale esperienza ci ha spesso mostrato che l'imprenditore medio italiano (tanto maggiormente tanto più la sua impresa è piccola o piccolissima!) tende a identificare se stesso con la sua impresa.

Parliamo di una tendenza desunta dall'esperienza. Non sosteniamo che tutti gli imprenditori la pensino così.

Impresa e imprenditore sono due cose diverse che è corretto tenere distinte. Nei concetti e nei fatti.
Quando Mario Rossi crea la Rossi Interventi Idraulici Veloci, ha di fatto creato una entità che, da quel momento in poi, dovrà vivere di vita propria.
Mario Rossi avrà un ruolo nella Rossi Interventi Idraulici Veloci ma se egli avrà la capacità di non identificarsi nella sua ditta e avrà la capacità di non identificare la sua ditta con se stesso, si creeranno i presupposti per una futura crescita e una miglior gestione dell'attività.

Ma, in termini più semplici, cosa significa tenere le due entità distinte? E cosa intendiamo quando sosteniamo che l'imprenditore si identifica con la sua impresa?

Un esempio è quello dei conti finanziari. E' solo un esempio ma è lampante per spiegare cosa intendiamo.

Ogni azienda ha entrate ed uscite. Ha costi e ricavi (che non sono sempre uguali alle entrate e alle uscite!! Ne riparleremo in un prossimo articolo.....).
I ricavi dell'azienda sono i ricavi dell'azienda: non sono i ricavi dell'imprenditore.
I costi dell'imprenditore sono i costi dell'imprenditore e non dell'azienda. Non coincidono! Possono sovrapporsi ma è molto dannoso confonderli.

Se la Rossi Interventi Idraulici Veloci consegna un servizio ed incassa 1.000 euro, quella è una sua entrata. Non è un'entrata di Mario Rossi. I 1.000 euro vanno all'interno dei conti finanziari della ditta e servono a coprire i vari costi come già pianificato e preparato in precedente dall'imprenditore.
Alla fine risulterà che neanche un centesimo è disponibile ad essere prelevato dall'imprenditore.
In questo caso la Rossi Interventi Idraulici Veloci incassa 1.000 e Mario Rossi zero.

Così se Mario Rossi, mentre va al lavoro, riceve una multa per eccesso di velocità, è lui a dover pagare l'ammenda e non la sua ditta. Egli non può prelevare i 100 euro necessari dai conti dell'azienda per pagare la SUA multa.

E altri innumerevoli esempi possono essere fatti.

Ma non è solo una questione finanziaria......

Una ditta non dovrebbe identificarsi nel proprio imprenditore neppure a livello di personalità o di modalità comportamentali. La Rossi Interventi Idraulici Veloci dovrebbe avere delle regole di massima sul come comportarsi e agire nelle varie situazioni aziendali.
E tali regole dovrebbero essere messe per iscritto e rese conosciute o conoscibili.
Questo "spersonalizza" la ditta e permette a tutti i collaboratori di sentire propria l'azienda in modo che possano in effetti contribuirvi senza resistenze di alcun genere.
Ricordiamo l'esempio di un amministratore di una società di servizi che non riusciva a svolgere il suo lavoro perchè il reale titolare dell'impresa (un imprenditore con molti tipi di investimenti e proprietà) piombava all'improvviso nella sede e sparigliava continuamente le carte con ordini e suggerimenti spesso distanti o addirittura contrari a quelli impartiti dall'amministratore.
Al punto che i collaboratori non prestavano più ascolto alle indicazioni dell'amministratore ma sapevano che chi comandava e dirigeva fosse, alla fine, sempre il proprietario dell'azienda.
Il quale, però, pur essendo abile e preparato, non era al corrente di tutte le informazioni necessarie per prendere delle decisioni. E il cui intervento era spesso peggiore in termini di risultati effettivi.
D'altronde è evidente che un'auto non può essere guidata contemporaneamente da due autisti diversi con idee diverse sul tragitto da seguire.

Questa situazione (quella in cui il titolare dell'impresa fa il bello e cattivo tempo identificando completamente l'azienda nella sua persona) si chiama azienda padronale. E ricorda un pò la situazione di un re con il suo regno.
In primo luogo ciò non è buono per lo stesso imprenditore che risulta sempre sovraccarico di incombenze e urgenze. Quale fornitore infatti vorrebbe trattare con un funzionario quando sa che chi alla fine decide è sempre l'imprenditore?
Cosa succede se il venditore di una ditta non ha regole per decidere se gli sconti sono possibili e in che misura? 
O peggio ancora, cosa succede se il titolare insegna a tutti i venditori che gli sconti non sono concessi e che devono vendere senza applicare il minimo sconto, tranne il fatto che egli stesso, in una qualche occasione, chiude una vendita con un notevole sconto?
Quale può essere lo stato d'animo di quei collaboratori? Sarà di disaffezione con l'azienda..... Perchè si rendono conto che loro non possono parteciparvi nè dare il proprio contributo.
Vorrebbero ma non sanno.
Perchè non ci sono percorsi stabiliti o regole che rendano le funzioni e le attività aziendali prevedibili.

Impresa e imprenditore non sono la stessa cosa.
Al punto che l'impresa potrebbe essere anche venduta insieme al suo know-how (capacità e conoscenze acquisite durante gli anni).

Di certo essere a capo di una piccola impresa, ad esempio una ditta individuale, tende a confondere l'imprenditore. Soprattutto in una prima fase in cui egli è solo e non deve confrontarsi con altri collaboratori.
Ma quella è una fase che potrebbe finire presto, e sebbene si lavori da soli o il numero di collaboratori sia basso, avere GIA' il punto di vista che l'impresa e i suoi conti sono una cosa e l'imprenditore un'altra, è sicuramente un ottimo punto di partenza.

La Learning School lavora a fianco delle aziende per farle fare questo salto di qualità.
Salto di qualità che non è richiesto da una legge nè si fa per piacere o ricerca dello status.
Le aziende, anche quelle piccole, hanno necessità di aumentare la loro efficienza anche solo per continuare a sopravvivere in questo mercato attuale in cui i fattori competitivi sono diventati estremamente complessi.

E' utile per tutti quindi ri-organizzarsi velocemente per aumentare la propria efficienza. Che da lì a poco si trasforma in maggiore redditività.
Che è quello che ogni imprenditore alla fine ricerca.

Grazie per l'attenzione.

martedì 1 luglio 2014

Agire o imparare? E' necessario per un imprenditore imparare cose nuove?

Anche voi fate parte di quella generazione di persone che, quando erano piccoli, hanno imparato che da una parte c'è lo studio e dall'altra parte il lavoro?

A noi è capitato questo, ovvero che le due strade sembrassero nettamente distinte, quasi 2 mondi che avessero ben poco in comune. Forse dipendeva da come abbiamo percepito alcuni insegnamenti o forse un tempo la cosa era proprio così.

D'altronde ogni tempo ha una scena di riferimento che porta le cose ad essere diverse.
Gli italiani erano per lo più allevatori, artigiani e agricoltori. Lavorano con le mani e le braccia, con il sudore sulla fronte.
A fianco a loro vi erano altre figure che, invece, andavano a scuola, stavano su dei banchi di studio e imparavano cose dai libri. Imparavano leggi, formule, matematica, latino, storia, filosofia.

La scuola italiana ha sempre basato la sua colonna portante sulla formazione classica di stampo greco-latino, in cui le materie umanistiche (diritto, grammatica, aritmetica, geometria, filosofia, letteratura, etc.....) la facevano da padrone.
Questo ha, da una parte creato un modello di formazione unico e imitato in molte parti del mondo, ma dall'altra ha anche creato una sorta di dicotomia (divisione netta e contrapposta) fra lavoro e studio.
Come se chi studiasse non dovesse avere a che fare con il lavoro e chi lavorasse non avesse avere a che fare con lo studio.

Certo, stiamo semplificando di un bel pò la cosa. Non è corretto essere perentori e drastici su questo ma quel tipo di divisione è in effetti rimasto.

Così l'imprenditore o l'artigiano che nel 2014 si occupa della sua attività, è inconsapevolmente schiavo di questo pensiero di fondo.
Ovvero che egli deve agire, agire, agire, agire, agire, agire. E che questa è l'unica strada per risollevarsi ed affrontare questi tempi economicamente non facili.
Agire = lavorare.
Per lo studio e la formazione non c'è tempo. Perchè si deve lavorare. Esattamente: come se fossero due attività distinte.
Così l'imprenditore non ha i soldi per formarsi e formare i collaboratori ma compra 2 nuovi macchinari. Perchè la formazione NON E' UN INVESTIMENTO DI LAVORO.

Tutto questo, quando mostrato in forma così asciutta, appare come un concetto tutt'altro che intelligente e funzionale.
Eppure la maggior parte degli imprenditori segue, consciamente o inconsciamente, questa filosofia di fondo.

Imparare cose nuove e migliorarsi è sempre stato il segreto del successo di ogni attività economica. Lo è stato 5.000 anni fa come lo è stato secoli fa. Lo è stato nel dopoguerra come lo è stato 20 anni fa.
E come continuerà ad esserlo.
L'agricoltura, che è l'attività economica più vecchia dell'uomo, è cambiata nei millenni e nei secoli.
I metodi di coltivazioni sono cambiati e cambiato è il modo di guidare quel tipo di attività.
Fare il pastore oggi è diverso da farlo negli anni '50.
Alcune cose non mutano ma tante si.

Quindi agire o imparare?
La soluzione è una sola: AGIRE ED IMPARARE!
Va fatto insieme, va fatto in continuazione.
Più che necessario, è l'unica strada sicura per sopravvivere.

La Learning School, sa che formazione e azione vanno a braccetto e si occupa di formazione per agire e azione per formare. I suoi servizi fanno sposare questi due approcci diversi ma complementari.

Scopri oggi di cosa hai bisogno? Fai il nostro check-up aziendale gratuito. Oppure contattaci per maggiori informazioni.

Grazie per l'attenzione.